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Dolci illusioni, sensibilità e inquietudine in Fondantico di Tiziana Sassoli

Francesco Albani: Madonna col Bambino, 1610 circa, olio su tela, cm 116 x 90.
Fondantico di Tiziana Sassoli.

Intensa la riflessione intorno all’Albani di Daniele D’Anza:
“Che egli fosse fin dall’inizio incline ad un sentimento intimo e teneramente sfumato della vita, propenso alle dolci illusioni, sensibile ed inquieto, prova ne sia che non mirò quasi mai, a differenza del suo compagno Domenichino, alle ampie decorazioni monumentali, ai temi della storia e della religione, che richiedono vasta architettura e lunga preparazione: poco muro gli bastava per il suo spirito alessandrino e ancora meno tela per i suoi paesi di favola sensuosa, raccontata nel limbo delle passioni, degli «affetti» umani.
Anche negli affreschi la sua totale, diametrale evasione dalla verità caravaggesca che lo portava diritto alla fonte di Raffaello nella Sala di Psiche della Farnesina, oppure il clima delle Logge vaticane, gli serviva soltanto per trovare un modello di sublime euritmia, di dolcezza lineare che potesse soccorrergli a semplificare l’immagine, a purificare entro lo spazio di un cammeo e non ad imbastire un’azione psicologicamente complessa” (Cavalli 1959).
Il pittore si guadagna velocemente un posto particolare presso i collezionisti e gli amatori d’arte, producendo una ricca serie di dipinti mitologici che va dai quattro tondi della Galleria Borghese a quelli d’argomento affine del Museo del Louvre, ai tondi raffiguranti gli Elementi della Galleria Sabauda di Torino, solo per citarne i più noti.  In queste opere “si enunciano i repertori più cari all’Albani, quelli che ne decreteranno la fortuna. Fragrante, leggero, popolarissimo, il mondo degli dei antichi sono boschi tempe­rati da dolci climi, ed è da credere che anche di queste immagini si nutrisse la fantasia degli Arcadi che a fine secolo presero a riunirsi presso il ninfeo verdissimo del clivo Palatino, nel cuore degli Horti Farnesiorum” (Milantoni 1995). L’artista “vi esprime un repertorio di aggraziati sensi, nel contesto di una natura vista attraverso l’insostituibile lezione tizianesca, ma piacevolmente accomodata e rispondente alla medesima, ragionata trama secondo la quale si muovono e si intrecciano le favole mitologiche, che preparano l’Arcadia del Cignani e del Franceschini, del Maratta e del Locatelli. […] Il genere creato dall’Albani contribuì notevolmente alla diffusione del classicismo bolognese, fornendone una interpretazione che, nell’ultima parte della sua carriera, suonò edulcorata e compiacente al gusto un po’ facile di certi committenti.