News

Il Re del Classicismo secentesco in Altomani & Sons

Domenico Zampieri detto Il Domenichino: Ritratto del Cardinal Odoardo Farnese con sullo sfondo Trastevere e Gianicolo, 1602-1603 ca., olio su tela cm. 139,1 x 111,4.
Altomani & Sons.

Domenichino l’allievo preferito di Annibale Carracci e uno dei più importanti sostenitori della tradizione del classicismo bolognese, espressione di raffinatezza, eleganza e regalita’. Dopo aver studiato con Calvaert e Ludovico Carracci si trasferì a Roma nel 1602 e si unì al gruppo di artisti che lavoravano con Annibale alla decorazione della galleria di Palazzo Farnese. L’ unica opera indiscutibilmente sua è la Fanciulla del liocorno, un affascinante e delicato affresco all’entrata della galleria. Per la maggior parte della seconda e della terza decade del secolo egli fu il pittore più importante a Roma; in questo periodo dipinse numerose pale d’altare ed ebbe molti dei maggiori incarichi decorativi, tra gli altri una serie di scene dalla vita di santa Cecilia nella chiesa di San Luigi dei Francesi (1613-14). La composizione dignitosa delle figure, come in un fregio, riflette i suoi studi sugli arazzi di Raffaello e a sua volta influenzò Poussin. Il suo capolavoro degli anni Venti è una serie di affreschi (1624-28) eseguiti in Sant’Andrea della Valle, rappresentanti i quattro evangelisti nei pennacchi della cupola e scene della vita di sant’Andrea nell’abside. I pennacchi mostrano uno spostamento dal classicismo verso uno stile più ampiamente barocco; ma rispetto al suo rivale Lanfranco (che all’epoca gli contendeva la popolarità) Domenichino non abbandonò mai i suoi principi di chiarezza e sicurezza del disegno in favore di facili effetti pittorici. Nel 1631 si trasferì a Napoli e nei suoi affreschi nella cappella di San Gennaro della cattedrale si concesse maggiormente al gusto barocco.
Sebbene sia stato rinomato per le decorazioni ad affresco e per le pale d’altare, Domenichino fu importante anche in altri campi, in particolare come esponente del paesaggio ideale, per il quale rappresentò l’anello di congiunzione tra Annibale Carracci e Claude Lorrain (quattro dei suoi paesaggi si trovano al Louvre). Fu uno dei migliori disegnatori della sua generazione (la Royal Library al castello di Windsor conserva un’eccezionale collezione dei suoi disegni) e anche un grande ritrattista (Papa Gregorio XV con il cardinale Ludovico Ludovisi, 1621-23 ca, Musée des Beaux-Artes, Béziers). Nel XVIII secolo la sua reputazione era sconfinata -la sua Ultima comunione di san Gerolamo (1614, Pinacoteca Vaticana) fu allora considerata come una delle immagini più belle mai dipinte -ma la sua fama calò nel XIX secolo sotto le aspre critiche di Ruskin che colpirono anche altri pittori bolognesi. Nel tardo XX secolo è stato però fortemente rivalutato.