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Il Rinascimento Veneziano e Lorenzo Lotto – Galleria Quadrifoglio

Lorenzo Lotto: Ritratto di gentiluomo con lettera (Fioravante Avogaro), 1543, olio su tela, 74.5 x 59.5 cm.

Galleria Quadrifoglio.

Melisa Garzonio, superba giornalista del Corriere della Sera, così lo definì in uno dei suoi straordinari scritti: “Gli altri rispettano le regole. Lorenzo Lotto le infrange, e lo fa in maniera assolutamente geniale. Il Lotto, uomo di temperamento malinconico, `mente travagliata`, per sua stessa ammissione, ma di immenso spessore intellettuale, ha metabolizzato quello che serve a un giovane pittore in cerca di fama e grandi committenze: la compostezza tonale di Bellini e Giorgione, gli influssi tizianeschi e del Sansovino (amico di Lorenzo che gli dedicò un `Ritratto di architetto`), la sontuosa pittura nordeuropea, il brivido di Raffaello. Però, quando dipinge lo fa alla sua maniera, unica, ineffabile, da brivido” – così come unico e da brivido lo splendido capolavoro Ritratto di gentiluomo con lettera in esposizione in Galleria Quadrifoglio. Opera milionaria maestosa e umanamente inquieta.

Pubblicato per la prima volta da Anna Banti e Antonio Boschetto su segnalazione di Mauro Pelliccioli, il dipinto è stato esposto nel 1953 in occasione della storica rassegna su Lorenzo Lotto organizzata da Pietro Zampetti al Palazzo Ducale di Venezia e alla mostra Lorenzo Lotto alle Scuderie del Quirinale nel 2011.

Illustrato da Berenson nella terza edizione della sua monografia sull’artista bergamasco e commentato dalla Seidenberg, in un libro dedicato alla ritrattistica di Lorenzo Lotto e Pallucchini (1965), il dipinto sembra poi scomparire dalla letteratura critica sul pittore, con la sola eccezione del catalogo completo delle sue opere edito da Rizzoli nel 1975. Fu certo la stessa inaccessibilità del dipinto, tra i pochi ancora conservati in mani private, e il fatto che la sua immagine fosse affidata alle riproduzioni dei primi anni Cinquanta, a motivarne l’oblio sino al 2007, quando Lucco, nel suo intervento al convegno internazionale di studi tenutosi nelle Marche (2009), ha proposto in Fioravante Avogaro l’identificazione del personaggio effigiato.

I primi confronti stilistici rimandavano a un dipinto generalmente situato dalla critica intorno al 1530, il Ritratto di orefice documentato per la prima volta a Mantova nella collezione Gonzaga e poi passato in quella di Carlo d’Inghilterra, oggi conservato a Vienna, al Kunsthistorisches Museum. Pur così lontano dall’intenzione di quel dipinto, in cui la presentazione della figura maschile da tre diversi punti di vista risponde, probabilmente, al dibattito cinquecentesco sul ‘paragone’ tra pittura e scultura, il ritratto ne condivide la materia pittorica morbida e luminosa e il segno leggero e preciso che, in entrambi, segna i riccioli bruni dell’uomo raffigurato e ne individua i lineamenti appena ombreggiati dalla barba rada.

Non si può non osservare, poi, come l’uomo ritratto nel dipinto ora a Vienna, forse l’orefice Bartolomeo Carpan, e il nostro personaggio dal mantello rosso abbiano suggerito a Lorenzo Lotto i modelli per alcune figure maschili che appaiono in composizioni di soggetto religioso eseguite nei primi anni Trenta, così da suffragare le prime datazioni proposte. In particolare si considerino la Sacra conversazione con San Tommaso e Santa Caterina (Vienna, Kunsthistorisches Museum), ove il santo ripete il profilo e la chioma ricciuta dell’orefice, e diverse figure sullo sfondo dell’episodio principale della storia di Santa Lucia nella Pinacoteca di Jesi; anche le figure in primo piano nella grande Crocefissione di Monte San Giusto sono poi molto vicine a quella del ritratto in oggetto.

Non del tutto fuori luogo appare il confronto, di natura essenzialmente stilistica, con il Ritratto di uomo con feltro dipinto a olio su carta, forse del 1541 (già a New York, Piero Corsini).

Comunque il dipinto si pone tra gli esemplari più tipici della ritrattistica lottesca, di cui per primo Bernard Berenson individuava le caratteristiche nella capacità, da parte dell’artista, di cogliere i più sottili moti dell’animo del suo modello pur rispettandone l’intimità, e di presentarcelo nelle sue caratteristiche di uomo, a volte fragile e incerto, invece che nella pompa del suo ruolo sociale.