GIUSTI ANTICHITÀ

PAD. Modenantiquaria - Galleria Guido Reni 22

BENEDETTO GENNARI

(Cento, 1633 – Bologna,1715)
Madonna con il bambino in braccio
Olio su tela, cm 72 x 62
Studio a cura di Massimo Pulini

Provenienza:
Inghilterra, Corte degli Stuart (Carlo II, reggente dal 1661 al 1685), (Giacomo II, reggente dal 1685-1688), Caterina di Braganza (1638-1705), Lisbona, collezione privata

Gli occhi ribassati della Madre, il naso statuario ed il sorriso appena accennato compongono un viso dolcissimo, iscritto in un ovale che si slancia, come il collo che lo regge.
Calibrati nelle tinte e nelle pieghe sono i tessuti che si stratificano sul busto e sul capo della Vergine, mentre è l’azione giocosa del Figlio a permetterci di identificare senza errore il dipinto, nell’intensa attività di Benedetto Gennari, e scopriamo che fu concepito quando si trovava alla corte degli Stuart.
Al numero 111 della Nota dei quadri eseguiti a Londra dal 1674 al 1688 si incontrano infatti le seguenti parole, vergate dallo stesso pittore: “Un Quadretto di una vergine col Puttino che scherzando li porge da odorare una rosa e di questo ne feci dono al padre Pitir Giesuita consigliere del Re Giacomo”
Il dipinto è condotto con una cura maniacale dei dettagli, il medesimo sguardo purista di altre opere vicine, giungendo ad una pittura che sembra avere quasi dimenticato lo stile di Guercino per avvicinarsi decisamente a quello di Carlo Dolci, il protagonista della più smaltata e preziosa pittura del secolo.
Benedetto, fuori casa, non intese sfruttare dunque l’eredità familiare quale lasciapassare del suo inserimento nelle corti di Parigi e di Londra, se non come pura premessa d’origine e decise di puntare su un deciso distanziamento e su forme dirette ad un’eleganza fastosa. Il primo soggiorno francese segnò il nuovo stile di Benedetto, che ritroverà la sua massima espressione a Londra alla corte degli Stuart.
Chiari sono i riferimenti alle preferenze pittoriche di Luigi XIV, che andavano da Charles le Brun a Pierre Mignard ed a quelle di Carlo II, alla cui corte resisteva ancora il mito di Antony van Dyck, al quale si era aggiunto quello più recente di Sir Peter Lely.
L’artista bolognese accentuò alcuni suoi talenti già individuati in fase formativa, attenuando gli elementi più sanguigni ed acquisendo in breve tempo un gusto perfettamente nordeuropeo.
In tal senso si può parlare di purismo aristocratico e di una stretta parentela con la scintillante poetica degli affetti sacri e nobiliari che il Dolci aveva portato alle estreme conseguenze in soggetti analoghi, dove la spiritualità è raggiunta seguendo un percorso di vitrea limpidezza.

Bibliografia: Massimo Pulini, Una Madonna col Bambino per la corte di Inghilterra, 2021, NFC Edizioni

Esposizioni: Unicum, racconti al Museo, Museo della città Luigi Tonini, T Maggio- 13 Giugno 2021, a cura di Massimo Pulini

GIUSEPPE MANZINI

(Modena, nott.1741-1795)
Scettro da parata utilizzato per cerimonie solenni
Collezioni Cybo Malaspina ed Este
Argento, argento dorato
Lunghezza cm 60

Il pomo apicale, senza dubbio la parte tecnicamente più raffinata dell’oggetto, appare riferibile al 1750-1775 ca. e reca inciso sui quattro lati, in mezzo a volute di stampo rocaille, lo stemma Cybo Malaspina- formato dall’aquila asburgica bicipite con cartiglio, dalla croce di Genova, dalla banda scaccata e dai rami di spino – sorretto da un’aquila con le ali spiegate eseguita a sbalzo che si presenta come un prezioso richiamo all’araldica estense. Il terminale figurato consiste, infine in un cuscino su cui poggia una corona marchionale dorata, sormontata da quattro fioroni inframezzati da dodici perle, che ha incisa all’interno la ruota di carro, emblema della città di Carrara.
L’oggetto appare composito: il manico, su cui si leggono due marchi identificabili quali bolli di garanzia impressi a Parigi fra il 1819 ed il 1838, è senz’altro riconducibile agli inizi del XIX secolo.
Gli elementi araldici e decorativi del pomo consentono di inserire la parte sommitale dell’opera nell’ambito della produzione di oggetti cerimoniali con le insegne dinastiche dei Cybo Malaspina e degli Este, posteriore al matrimonio tra Maria Teresa Cybo Malaspina (1725-1790), sovrana del Ducato di Massa e del principato di Carrara, ed Ercole III d’Este (1727-1803), principe poi duca di Modena, celebratosi il 16 Aprile 1741.
Allo stato attuale delle ricerche l’oggetto sembra avvicinabile a una serie di mazze da parata della lunghezza di circa 88 cm, realizzate in argento parzialmente dorato dall’argentiere Giuseppe Manzini senior per i Signori Conservatori della città di Modena (1774) su impulso del Marchese Ippolito Bagnesi.
Rispetto ad esse, tuttavia, gli elementi araldici sembrano indicare una committenza (o una destinazione) più alta, forse riconducibile alla stessa casa regnante per la compresenza degli elementi araldici sopra descritti.
L’opera si configura come un oggetto estremamente raro, non solo in base alla tipologia e alla possibile committenza, ma anche in relazione alla dispersione subita degli argenti di committenza Cybo Malaspina ed Austria Este.
Gran parte dell’argenteria ducale è andata infatti dispersa all’indomani dell’esilio di Francesco V d’Austria Este, ultimo duca di Modena, nel 1859. Gli argenti modenesi antichi, oggi in gran parte conservati nelle raccolte austriache di provenienza asburgica, sono estremamente rari sul mercato antiquario.

Bibliografia: Argenti Estensi. L’arte orafa nel Ducato di Modena e Reggio, a cura di E. Barbolini Ferrari
G.Boccolari, Milano 1994, p.43; Leone Tettoni e Francesco Saladini, La famiglia Cibo e Cybo Malaspina, massa, Palazzo di S. Elisabetta, 1997; Ducato di Modena e Reggio 1598-1859; lo Stato, la corte, le arti, a cura di P.V. Ferrari, Modena 2007, p.129.

Opera dichiarata di eccezionale interesse storico ed artistico.

GALLERIA

Giusti Antichità, presente sul mercato  dal   1967, presenta una raffinata selezione di arredi, dipinti ed oggetti di antiquariato. La costante ricerca, condotta con passione, ha permesso al titolare di raccogliere negli spazi dell’azienda una vasta collezione di opere; l’esperienza nel settore dell’antiquariato, unitamente all’attenzione per la qualità, vengono messe a disposizione della clientela al momento della valutazione ed acquisizione di opere che attirano l’interesse di specialisti, collezionisti ed appassionati.
Di fondamentale importanza risultano sempre più la ricerca condotta in campo nazionale ed internazionale, i rapporti con le istituzioni e la consulenza degli storici dell’arte. Nel corso degli anni Giusti Antichità ha concesso  il prestito di opere per mostre temporanee ed ha perfezionato trattative con fondazioni bancarie e musei. Siamo  iscritti alla FIMA, è presenti a Modenantiquaria sin dalla prima edizione.

CONTATTI

indirizzo

INDIRIZZO

Via Giardini sud 32, 41043 Formigine (MO)

telefono

TELEFONO

059/556952
Mobile 329 6193936

DOVE SIAMO